I manifesti elettorali della Lega Nord sono stati efficaci strumenti di comunicazione elettorale, capaci di raggiungere il cuore dei votanti in una stagione in cui si imponeva la comunicazione televisiva. Fra questi il sempreverde “Padroni a casa nostra” nel quale molti di noi si sono riconosciuti, quando la battaglia politica era rivolta a contrastare “l’egemonia meridionale”-altro manifesto dei primi anni novanta-. Ma oggi, a Brescia, ha ancora senso, per la Lega Nord, affiggere quel manifesto? Ieri sera il capo del Carroccio ha dato alla sparuta base leghista presente in Piazza del Mercato, un’indicazione di voto precisa a favore del giovane rampollo. Bocciato piu’ volte all’esame di maturità, senza alcuna esperienza lavorativa, men che meno politica e, credo di non sbagliare, senza alcuna esperienza di vita, molti bresciani in nome della fede leghista e del totale asservimento “al capo” si apprestano a consacrare il renzino come espressione della brescianità in Consiglio Regionale. Ma davvero i bresciani sceglieranno di farsi rappresentare da un “figlio di papa’”? Davvero la laboriosità e la concretezza bresciana dovrà lasciare il posto al totale asservimento? Renzo Bossi non è stato l’unico foresto ad essere eletto a Brescia. Prima di lui, per stare a tempi recenti, il centro sinistra elesse tale Luigi Petrini e in contemporanea il centrodestra elesse il senatore Guzzanti. Il primo medico anestesista, gia’ consigliere comunale, parlamentare e capogruppo alla Camera dei Deputati. Il secondo giornalista, politico di lungo corso. Gridammo per l’ennesima volta allo scandalo, all’usurpazione di posti che spettavano ai bresciani, ma perchè questa volta dovrebbe essere diverso? Quali meriti ha Renzo Bossi ? In cosa si è distinto? Forse perchè, come dice suo padre “è un bravo ragazzo”? Quanti bravi ragazzi ci sono a Brescia che potrebbero essere candidati? Io credo molti, e con qualche merito, oltre a quello di essere bresciani autentici, conoscitori del territorio per esserci nati e cresciuti, per condividere le difficoltà, i progetti e le speranze della comunità di appatenenza. Fra i voti che il Renzino riuscirà ad ottenere mancheranno probabilmente quelli di molti suoi coetanei che studiano e lavorano duramente, senza favori e facilitazioni in un paese che culturalmente mortifica e irride la meritocrazia. E che dire degli esponenti locali della Lega Nord che blaterano di “brescianità” e poi si prodigano per sostenere la candidatura di un varesotto mezzo siculo a scapito dei candidati loro conterranei? Pare che autorvoli imprenditori, allevatori di suini, con qualche interesse negli acciai abbiano accompagnato il giovane rampollo a far visita agli operai che lavorano al forno. Che anche l’imprenditoria bresciana voglia far rappresentare i propri interessi a chi non è del territorio e non conosce la fatica del lavoro?
Bossi junior ha dichiarato dal palco del comizio che “si batterà per difendere le nostre aziende e l’agricoltura” Forse dovrebbe specificare quali aziende, e di chi? Forse non sa che nel nostro territorio la giunta leghista di Palazzo Broletto ha autorizzato lo scempio di 566.000 metri quadrati di terreno agricolo pregiato per costruire un centro logistico, in una Provincia in cui ogni giorno scompaiono 2,6 ettari di terreno agricolo!
La territorialità è un valore dell’autonomismo che si esprime nell’appartenenza e nella rappresentatività di un territorio. Chi vi rinuncia rinuncia all’autonomia del territorio stesso, alla libertà. “Padroni a casa nostra” non puo’rimanere solo uno slogan, l’autonomia è un concetto da vivere e applicare con concretezza.